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Maurizio
Marino www.losingtoday.it
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| Nonostante
si tratti del loro album desordio, i varesini Clark Nova
sono in giro dal lontano 1995. La gavetta lunga e sofferta a
cavallo tra psichedelia, stoner e shoegaze ha però contribuito
a prepararli a dovere: se non si leggesse la data
2006 sulle note di copertina questalbum potrebbe benissimo
essere un qualche dimenticato disco di culto a cavallo tra seventies
e eighties. Chitarre torbide e sotterranee alla Jesus &
Mary Chain, paesaggi sognanti memori dei primi Mercury Rev,
sinuosi drones alla Spacemen 3 (dei quali viene citata How Does
It Feel?): questi i riferimenti dei cinque musicisti, che se
la cavano assai bene e non sfigurerebbero affatto in mezzo a
quotate band doltreoceano. Da segnalare, infine, linquietante
copertina assolutamente in linea con limmaginario caustico-horror
della band. |
Mtv.it
Redazione www.mtv.it |
| Suoni
nuovi, ma ricchi di esperienza, sudore e passione vecchia di
10 anni. I Clark Nova arrivano dalla provincia di Varese, la
cui scena musicale, fra lago e industrie, desta sempre interesse,
fra Ghost Records, Midwest, Mr Henry e via dicendo. Una cosa
è chiara però: i Clark Nova poco nulla condividono
con gli artisti della stessa provincia, se non un indubbio gusto
sonoro che colpisce. Niente folk o indie blues, insomma, quanto
un rock acido e psichedelico che fa pensare ai primi Spacesmen
3 o Jesus & Mary Chain. Nuovo e vecchio insieme, per l'appunto.
Ecco perché l'ascolto integrale di "So Young"
è di quelli da non lasciarsi sfuggire. |
Francesco
Diodati www.rockon.it |
So
Young è il primo album dei Clark Nova. Impossibile
ed imperdonabile trascurare quel percorso, quella storia che
li vede, da ormai dieci anni, esplorare la timida penisola italiana.
Inammissibile trascurare il percorso artistico dei varesini
che, finalmente, esordiscono nel languido mercato discografico.
Girano lItalia, la girano tutta. Allimprovviso inaspettati,
dolenti, addii, piacevoli arrivi; ora i Clark Nova sono in quattro.
Lidea è estremamente succosa, riportare le concettuali
fondamenta psichedeliche degli Spacemen3 nel panorama italiano.
Quella raggiante idea si concretizza in realtà.
Catturati e tampinati dalla sempre ottima Ghost
Records (Ronin, One Dimensional Man, Bartòk, Saeta, Franklin
Delano), i Clark Nova pubblicano dodici brani, scritti ed incisi
nellarco di quei dieci anni così attuali, così
So Young. Si celebra linstabilità psicofisica
di Jason Pierce, la cospicua acidità di Pete Kember (la
diatriba sul migliore, ne sono convinto, continuerà allinfinito),
si rievocano i migliori anni dei Mercury Rev (Yerself
Is Steam 1991, Boces 1993),
le affilate, lancinanti, chitarre dilaniano i cinquantasette
minuti che impastano la psichedelia made in Italy (Mickey
Mouse was a FBI agent, Butterfly oil, Hollywood
holocaust). Poi, inopinatamente, la luce si abbassa, cè
la new wave, cè il continuo martellamento di Giovanni
Toia (batteria), quelle chitarre taglienti diventano torbide.
E la fine di un viaggio entusiasmante.
So Young (Ghost Records e Tube Records) è
il ragguardevole esordio dei Clark Nova, lallucinato sogno
psichedelico di un gruppo che interpreta, con esemplare personalità,
gli anni 80 che, oramai, non ci lasciano più. |
Andrea
Ferraris www.chaindlk.com |
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As
usual I've been mislead by the cover and I was thinking it
was "the average alternative soup", shame on my!
I was damn wrong. Indeed Clark Nova can be easily filed under
alternative rock but their real essence lays in psychedelic
rock and tip of hat for the fact theyve been able to
mix the different influences in a really discrete manner.
Bright melodic rock tunes with a strong american background,
the first name I will mention is Dim Star (the band that featured
both Richard Hell and Thurston Moore), but also Opal, Bad
Seeds when they've started getting softer, Rain Sanction or
some other psychedelic acts on Sub Pop (right after its grunge
days). A Tight sound and a good mix help Clark Nova to reach
the right mood quite straightforwardly, I think it has a lot
to do with the touch of the sound engineer and with the studio
(La Sauna). As I said before thats late Sevenies early
Eighties influenced alternative-rock with a depressed flavour
that will make you daydream of sun down in the canyons. A
good record with some intense rock ballads like "Hot
wheels", "The poser" or the title track itself,
the only possible remarks are the fact with less songs it
would have been more cutting and the horn section of "Diagonal
461, Barcelona" thats not always in the mood of
the rest of the songs (but that's my personal opinion). If
you think Dead Meadows and Bardo Pond had "that something
you missed" but theyre "too happy", well
probably here's something you may appreciate.
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Francesco
Menghi Rocksound |
Se
mi chiedessero di segnalare una band in grado di lasciare il
segno nell'attuale panorama rock italiano non avrei problemi
a consigliare i Clark Nova. Formazione dalle enormi doti e potenzialità
che, dopo svariati anni di gavetta, è arrivata al debutto
con un album incredibile che sa combinare alla perfezione rock,
new wave e psichedelia. Vengono in mente Sonic Youth, Joy Division,
Mudhoney e tanti altri in questo "So Young", che ammalia
sin dal primo istante con la morfinica "Mickey Mouse Was
A FBI Agent" e prosegue con dei veri e propri mini capolavori
di rock sbilenco e tossico quali la melodica "Hollywood
Holocaust" e la funerea "Fancy", che ricorda
le cose più riuscite degli Interpol.
L'accento inglese è perfetto e si abbina naturalmente
con la proposta. Ottima anche "Diagonal 461, Barcelona"
che si aggira dalle parti di un rock malinconico e sperimentale.
Un disco riuscitissimo, difficile e profondo (8/10) |
Paola
Andreoni Beat |
|
Il nome non mi è nuovo... in questo "so young"
così scuro e passionale, prende vita una creatura sonora,
acida e ruvida che fatica a scivolare via facile senza provocare
escoriazioni. E acidi non sono solo i suoni ma anche l'effetto
caleidoscopico affiorante dalle chitarre che emergono dal
profondo e si perdono l'una nell'altra venendo a galla. Che
dirvi, i clark nova sono di altri tempi: suonano quel rock
che non passa mai, che può contnuare a testimoniare
che un certo immaginario fatto di sincerità "stupefacente",
basso e batteria dritti che lasciano a chitarra e voce la
scena e il compito di ammaliarci, non muore mai. bello davvero!
Tutto! Ammaliante è però butterfly oil.
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Fabrizio
Galassi Rock Star |
| So
Young è un disco che testimonia l'internazionalità
della nostra musica e l'altissimo livello di produzione raggiunto.
Suoni bellissimi ti avvolgono, perfetto il bilanciamento della
voce, batteria ben presente e composizioni di senso compiuto.
Pink Floyd e Spiritualized, ma anche Jesus & Mary Chain
e psichedelia "derivata"; un disco concepito per "viaggiare"
("Mickey Mouse was an Fbi Agent"), per lasciarsi accompagnare
nell'incendio di effetti. Se fosse un 33 giri il primo lato
sarebbe storico, ti incolla e non scappi, poi arriva il lato
B e se vuoi arrivare in fondo al viaggio hai bisogno di un caffè
all'Autogrill. (4/5) |
Nicola
Casalino Rockerilla |
Sono
cinque elementi, sono italiani, ma non si direbbe. Il suono
che traspare da questo disco d'esordio per Clark Nova punta
dritto ai maestri della psichedelia anglosassone e assorbe il
temperamento cupo della new wave e del post punk anni '80. So
Young prende le mosse dal genio visionario di Syd Barrett, si
immerge nelle asprezze fuzzy e nelle dissonanze allucinate di
J&MC e Spacemen 3 per arrivare a citare il carattere acido
e onirico di Mercury Rev. Ci si fa strada in un percorso nebuloso
che alterna ipnotici turbinii elettrici (Mickey Mouse Was..."),
a fluttuazioni dal sapore malsano ("By The Flames")
o a progressioni più dinamiche e taglienti ("Hollywood
Holocaust").
Tormento, introspezione e confusione per un album in cui la
passione compensa lo spettro della citazione. |
Monelle
Chiti Alternatizine |
Guardi
la copertina e pensi che sia un cd di una cantante donna. Ma
non è così. Inizi a sentire il disco e pensi che
siano stranieri. Ma non è così. Loro sono i Clark
Nova, ovvero... tutto quello che di scontato non è! Quintetto
di Varese al loro esordio musicale, che pubblicano questo album
di debutto dal titolo "So Young" per le etichette
Ghost Records e Tube Records. Questo cd, uscito a Febbraio 2006,
è un mix tra new wave, psichedelia e quel rock nebuloso
e affascinante che colpisce al primo ascolto.
Registrato in 8 mesi tra Milano e Varese, colpisce anche per
il fatto che è ben registrato e ben prodotto per essere
frutto di una band emergente. Tutti gli strumenti hanno una
particolare importanza e si riescono a distinguere bene tra
loro (cosa che a volte nei gruppi alle prime armi non sempre
succede).
I testi, in inglese, sono tutti scritti e prodotti dalla band
stessa: emerge in varie canzoni il tema del perdersi (I lost
my heart / I've lost myself / you lost my hands), del ritrovarsi,
del sentire (I feel so good / I feel attraction), dell'urlare
e dello sfogarsi con le persone che hanno causato certi sentimenti
ed emozioni. Menzione anche per il tema dell'uccisione in "Fancy"
(la presa di coscienza di una persona che si sente un "giocattolo"
e che vuole uccidere quelle voci che la sentono chiamare groupie)
e in "Diagonal 461, Barcelona" ("You kill me
every day..."), brano principalmente strumentale, incentrato
in
particolar modo sul suono della tromba che dà alla canzone
quel sapore spagnoleggiante e ipnotico che la caratterizza.
Si continua poi con la sperimentale e psichedelica "Escape
to interzone" e la trascinante e travolgente "Butterfly
Oil", sicuramente uno dei pezzi migliori del disco, per
non dire il migliore, dove il fantastico suono delle chitarre
dà quel tocco di eleganza e magia in una canzone già
di per sè con un testo molto bello ("voglio essere
non apparire...").
Degne di nota anche la contraddittoria "By the flames",
che parla dello star bene (I feel good, I feel good today) anche
se si perde il proprio cuore e la persona che si ama, e "So
Young", 7 minuti di canzone quasi tutta strumentale, che
chiude l'album, andando a sfatare quel rito che vuole tutte
le title tracks in apertura dei dischi. Insomma un gran bel
cd fatto di canzoni cupe, affascinanti e misteriose che ricordano
quel rock delicato e un pò malinconico dei Mercury Rev
e degli Spacemen 3.
Complimenti quindi a questa nuova band di cui ci auguriamo di
sentirne parlare anche in futuro. |
Barbara
Tomasino Rumore |
"Un
bacio prima di morire, questo potrebbe essere il sottotitolo
per il debutto della band varesina attiva almeno da 10 anni
nel circuito off-off della musica indipendente. Infatti So Young
ti carezza dolcemente il viso prima di spezzarti il collo con
un colpo secco: brandelli di jazz esangue alla Tom Waits (Diagonal
461, Barcelona,), pose lascive da pop doltremanica
(By the flames), chitarre febbrilmente psichedeliche (Mickey
Mouse was an FBI agent) e voce stoner a ricordare che la giovinezza
è crudele e sanguinaria (Fancy).
La title-track ti culla rassicurante in un mondo ovattato di
coretti e tiepide frequenze disturbate (un parto nascosto dei
migliori Jesus and Mary Chain), ma attenti a non farvi ingannare
se
socchiudete beati gli occhi potreste non aprirli mai più.
(3/5)
Barbara Tomasino |
Gianni
Candellari Onda Rock www.ondarock.it/recensioni/2006_clarknova.htm |
| 1995-2006:
dalla data di fondazione del gruppo allalbum di debutto
dei Clark Nova sono passati undici anni, in mezzo Ep autoprodotti,
cambi e ampliamenti dorganico e tanta gavetta dal vivo
in giro per lItalia. Ora,
la co-produzione Ghost e Tube Records ha permesso di pubblicare
questo "So Young" e, alla fine dellennesimo
piacevole ascolto, viene da pensare "come ha fatto una
band con tali potenzialità a essere rimasta nellombra
per undici anni?"; in Italia, poi, perché i Clark
Nova sono Stefano, Alessandro, Davide, Roberto e Giovanni, zona
Varese, con nella testa e nel cuore psichedelia e new wave,
Spacemen 3 e Jesus And Mary Chain.
La
partenza è fulminante, "Mickey Mouse Was An FBI
Agent" è un viaggio in acido fatto di chitarre
ipnotiche ed effetti elettronici, irresistibile sia per la
musica che per il testo; la velocità scende con la
successiva "By The Flames", ballata che si trascina
liquida, intercalata da esplosioni come echi di chitarre ossessive,
e con "I Feel So Good Today", sei quasi già
preso nel vortice.
Lalbum
non ha un momento di cedimento, lo confermano la solidità
di "The Poser", con un potente intermezzo stoner
e un ritornello che entra in testa e non ne esce più,
la wave solare di "Hollywood Holocaust" e la psicotica
rabbia di "Fancy".
Le
distorsioni che infiammano a folate la torbida e suadente
"Hot Wheels" fanno da incipit a una delle tracce
più particolari e belle del disco; "Diagonal 461,
Barcelona" si libra e volteggia sulle ali di una tromba
che si fa spagnola, jazz e dolente accompagnata da effetti
e tocchi leggeri in lontananza per poi chiudere, lancinante,
sullunica strofa della canzone "you kill me everyday,
me and Anne".
Ognuna
delle dodici canzoni possiede una propria personalità
e mille sfaccettature: "Butterfly Oil" cova sopita,
cullata da una chitarra acustica e da atmosfere che si dilatano
fino a trasformarsi in una cavalcata di chitarre sature e
piene, mentre "Escape To Interzone" prende in prestito
la "How Do You Feel" che fu degli Spacemen 3, trasformandola
in psichedelia pura, tra il recitato di una voce femminile,
i tocchi sapienti di una chitarra, una voce maschile distorta
e svariati effetti di sintetizzatore e sampler .
Il rock desertico di "My Own Night" e lo stoner-grunge
di "In My Favorite Room", anchesse apprezzabilissime,
portano alla conclusiva title track , cantilena dolce che
finisce in una coda strumentale dai sapori noise .
Quando
finisce il disco la voglia è di ascoltarlo di nuovo,
immergersi ancora in queste dodici canzoni mai banali, suonate
benissimo e che lasciano il segno; un debutto, questo dei
Clark Nova, che non ha sbavature: una gemma allinterno
del panorama italiano, che si spera possa ricevere le fortune
che merita.
|
Emanuele
Tamagnini Extra Music Magazine www.xtm.it |
Cinque
ragazzi di Varese. Una storia decennale. La stabilità
ritrovata. Un esordio eccellente.
Potremmo sinteticamente fermarci qui. Lasciandovi la curiosità
di correre ad ascoltare un disco perfetto. A partire dall'artwork,
per passare al bellissimo booklet illustrato, il sito web sbarazzino
e per niente figlio nostrano, fino - ovviamente - alle dodici
tracce concluse proprio dalla title track. I Clark Nova non
hanno scelto un moniker a caso. Chi ha letto (o magari visto)
il Pasto Nudo di Burroughs/Cronenberg sa che proprio Clark Nova
era il nome della spettrale e perversa macchina da scrivere
[clangore che ritroviamo avanzare in una paranoica ed incessante
"Diagonal 461, Barcelona"]. Il quintetto lombardo
è figlio della psichedelia drogata di Rugby. Figlio del
suono della confusione. Figlio della malinconia acida dei seminali
Spaceman 3. Ma sarebbe riduttivo. Come sempre. Perchè
i Clark Nova inglobano soprattutto i germi di una linea d'orizzonte
che ha visto progredire Jesus & Mary Chain, Telescopes (precipitatevi
sulla ristampa di "Taste"!) e più recentemente
le alienazioni dreamy di Flaming Lips e Mercury Rev. Ma non
basta. No. Voglio anche aggiungere il nome dei Mudhoney (eccola
quella chitarra che sfugge in "In My Favourite Room").
Quelli dei primi vagiti incendiari, perchè non è
un caso, che proprio gli Spaceman 3 abbiano coverizzato "When
Tomorrow Hits" dei Mudhoney e che quest'ultimi abbiano
ricambiato con "Revolution". Tutto torna. Sempre.
Ed ecco che all'improvviso, dopo una monumentale "Butterfly
Oil", si materializza "Escape To Interzone" che
riporta il testo originale di "How Does It Feel?"
(a firma proprio Spaceman 3, presente in "Playing With
Fire" del 1989) concessa dal guru Sonic Boom (all'anagrafe
Pete Kember). L'atmosfera è satura. Colma di oscurità
e sarà così fino alla fine. Lancinante prova di
forza. Disco (italiano) dell'anno.
(pubblicato
per gentile concessione di Nerds Attack!)
|
Stefano
Solventi SentireAscoltare www.sentireascoltare.com |
| Clark
Nova era il nome della perversa macchina da scrivere ne Il Pasto
Nudo, libro di Burroughs e film di Cronenberg. Leggere luno
e vedere laltro non è necessariamente propedeutico
allascolto di questo So Young, però di certo aiuta.
È lalbum desordio per il quintetto varesino,
ma la loro idea sonica rivela una straordinaria messa a punto.
Trattasi di un conglomerato ad alto tasso dacidità,
cupo e incendiario, cosmico e desertico. Garage contagiato wave,
corroborato da brume soul e ragli tex-dark, sparato in orbita
a furia di carburante stoner e allucinazioni neo-psichedeliche.
Chitarre febbrili, basso impellente, percussività aggressiva
e corposa, una trama dinquietanti perturbazioni sintetiche,
il canto assottigliato, radente, teatrale. A tratti sembra di
sentire i Jesus And Mary Chain più nevrastenici alle
prese con smanie Syd Barrett (il burrascoso struggimento di
The Poser), altrove un bailamme acido Motorpsyco tra sogni adulterati
Mercury Rev (nella torrida My Own Night). Talora ricorda il
glam magmatico dei R.E.M. periodo Monster assieme a dei Gun
Club cyberdark (la graffiante Mickey Mouse Was A FBI Agent),
talaltra certo nocivo romanticismo Sonic Youth (Fancy). E che
dire di quando trasforma il testo di How Does It Feel? degli
Spacemen 3 in uno straniante incubo AIR (tra le insidie elettriche
e le caligini valvolari di Escape To Interzone)?
Le
ossessioni dei Clark Nova (quelle musicali già citate
e quelle extra, come certa fumettistica noir, lhorror
deviante, la sci-fi paranoide
) raggiungono un punto
di fusione che non diventa mai confusione, grazie ad una bramosia
di forma, di epifania, di accadere davvero invidiabile.
In ragione della quale i due capolavori del disco accadono
uno dopo laltro con spudorata disinvoltura, sbalzandoti
da un ventre noise/psych stregato (quella Hot Wheels che cova
agnizioni Kyuss e allarme Echo And The Bunnymen) ad un bluesone
distorto trafitto da trombe davisiane, cigolii robotici, rimbombi
percussivi e rifrazioni Gastr Del Sol (la forsennata Diagonal
461, Barcelona). Anche quando la temperatura cala (la liquida
Butterfly Oil, la bieca By The Flame, il soffice tumulto della
title track), è una falsa quiete, una tempesta nellombra,
un agguato travestito da soul cavernoso, un rivolo che diventa
emorragia. Sarà difficile confermare in futuro tanta
intensità. Intanto però cè il presente,
ed è cosa buona.
|
Guido
Rolando RockShock
www.rockshock.it |
Tornate
a casa dopo una dura giornata di lavoro, o di ricerca dello
stesso, aprite una buona birra sdraiatevi in poltrona o meglio,
sul tappeto; mantenete un ambiente da penombra, accendete il
lettore cd, infilateci So Young, premete play e chiudete gli
occhi
Il viaggio ha inizio, ora lasciate penetrare in voi queste tinte
acide, graffianti, a volte persino urticanti ma decisamente
intriganti. Non siete a Seattle, neppure oltre la Manica, siete
nel vostro tinello.
So Young vi sforna una dopo laltra 12 tracce imbevute
di accenti new wave sporcati dalla psichedelia più acida
e potente. 12 pennellate tossiche, 12 fitte al petto, 12 brani
che si gettano luno dentro laltro dando vita a un
crescendo emotivo dal quale è impossibile districarsi.
Forse per i volumi smodati, forse per le rasoiate di torbide
chitarre che lasciano anche spazi ad accordi semi-acustici,
forse per i suoni avvelenati; o forse per le melodie semplici
ma schiette che portano dentro il fascino di una freschezza
irriverente.
Insomma è difficile capirne la ragione principale, tuttavia
So Young è un album che centra lobiettivo di sconfiggere
un piattume melodico troppo spesso riproposto nelle ultime tendenze
musicali.
Toni metallici alla Spacemen 3 confusi da tratti elettro-acustici
britannici. Ascoltando The Poser ecco che spunta una chitarra
sottomessa che offre spazio a semplici accordi e colpi di charleston
incessanti verso una potenza che quando sembra rompersi, magicamente
chiude.
Hollywood Holocaust continua a pestare duro ampliando le sensazioni,
allargando i suoi a dismisura; e poi Butterfly Oil con la sua
calda, dolce voce accompagnata da una chitarra che mette i brividi
e da un moog che coinvolge per la sua armonia.
Fino alla conclusiva Sp young che nasce quasi melodica e pian
piano si trasforma in energia e rapidità per condurre
allepilogo inaspettato tra canti, gemiti, lamenti, sussurri,
urla. Un finale che non disdegna e non nasconde unanima
dark, di quelle volutamente amare.
E tutto questo soltanto al primo ascolto
e negli altri
le emozioni aumentano, altri segreti si svelano a poco a poco
e invitano a continuare il viaggio, a riascoltare unaltra
volta questo piccolo capolavoro che vuole risalire la corrente
di un panorama discografico decadente. |
Alessandro
Besselva Averame
Il Mucchio Selvaggio |
| Ha
una attitudine narcotica e lievemente febbricitante che ricorda
i primi Flaming Lips questo album di debutto dei varesini Clark
Nova, gruppo attivo con vari mutamenti di organico e di direzione
musicale da una decina di anni, stabilizzatosi infine a quintetto
cinque anni fa. Attitudine evidente in pezzi come Mickey
Mouse Was An FBI Agent (una menzione particolare al suggestivo
titolo cospirazionista), dove le chitarre si inseguono e la
voce si sdoppia e si deforma, sullo sfondo una sezione ritmica
pulsante e una serie di disturbi elettronici non identificati,
e, su un versante più pop, lefficacissima The
Poser, che pare chiamare in causa i Placebo ma
è una semplice suggestione per poi sporcarli di
incrostazioni psichedeliche e chitarre disordinatamente fragorose,
pronte a esplodere in mulinelli di distorsione ed effettistica
assortita. La voglia di sperimentare non manca, a volte ci pare
ma è la primissima impressione un po
approssimativa ma è proprio questo suo essere approssimativa
e instabile a renderla adatta ad intaccare il tessuto melodico
dei pezzi, un contrasto che dà ottimi risultati, in particolare
nella distorta e quasi bandistica Diagonal 461, Barcelona,
impreziosita dallintervento destabilizzante di una tromba.
Se proprio volessimo trovare un difetto in questo disco dovremmo
parlare di una certa uniformità nelle melodie, ma è
una osservazione che passa decisamente in secondo piano rispetto
allefficacissimo linguaggio psichedelico dispiegato |
Paolo
Gresta Muz |
| Quello
del viaggio è un tema che sta particolarmente a cuore
ai Clark Nova, band italianissima di Varese qui all'esordio
discografico. Le tracce del loro "so young", effettivamente,
ti capultano lontano, non concedono soste e aprono davanti agli
occhi paesaggi desertici che rimandano ai Jesus and Mary Chain,
gruppo a cui, tra l'altro, dichiarano di ispirarsi. Ma qui c'è
una vena sottile che arriva ai Pearl Jam più melodici
di "Binatural". E un gusto altrettanto velato per
il pop melodico (The Poser) che indossa vesti stoner (Hollywood
Holocaust, Fancy) con estrema disinvoltura. E quando credi di
aver inquadrato il gruppo, ecco che arriva una canzone come
Diagonal 461, Barcelona che si immerge in atmosfere jazz, decadenti
e dissonanti che aprono un varco nuovo laddove prima non esisteva.
E poi ballate oniriche e surreali (Butterfly Oil) e richiami
più o meno voluti al grunge degli Alice In Chains (In
My Favourite Room). Band affascinante, insomma, da non lasciarsi
sfuggire dal vivo. |
Piergiorgio
Pardo Blow
Up |
| Nuova
uscita della benemerita indie label varesina Ghost che, in joint
venture con la Tube Records, licenzia questa incursione tutta
italiana negli impervi terreni del rock psichedelico, riletto
però con vigore e personalità sufficientemente
originali e con sensibilità attualizzante, in un debutto
ben centrato, che si lascia apprezzare per l'energia e la coerenza
stilistica. In almeno tre momenti il repertorio cresce poi di
statura: il compatto e surreale incipit di Mickey Mouse Was
A FBI Agent, il nerbo tra asperità e sogno di The Poser
e il picco Diagonal 461, Barcelona che, con l'efficace uso della
tromba e le contaminazioni jazzistiche al perfetto crocevia
fra Thee Hynotics e King Crimson altezza Lark's Tongues In Aspic,
apre ulteriri strade d'evoluzione ad un gruppo dalle interessanti
potenzialità. Da ascoltare (7). |
|
Catoblepa
Ondalternativa www.ondalternativa.it
|
E'
curioso quanto questo album possa colpire. Davvero insolito.
Una persona pensa di trovarsi davanti un cd d'esordio di un
genere tutto sommato "di nicchia" cantato in inglese
da una gruppo italiano e pensa che, tutt'al più sarà,
ben che vada, "ascoltabile". e invece no. Questo album
è più che ascoltabile. è molto più
che buono. E' assolutamente pregevole.Già
alla prima canzone si rimane sorpresi dal titolo insolito "Mickey
Mouse was an FBI agent, nel quale una voce racconta di un incubo
con protagonista l'eroe dai guanti gialli. La canzone è
molto ritmata, mentre la voce segue il ritmo senza mai fondervisi.
Una pecularità di questo album sono gli originali inizi
di alcune canzoni, che fungono da stacco, netto tra il silenzio
e l'organico che segue. nel secondo bravo, ad esempio si comincia
con una nota che pian piano si dissipa nel suo stesso eco. il
pezzo in questione è "By the flames", nel quale
la voce è dolce e semplice come tutti gli altri strumenti,
pochi effetti, a generare una ballata nebulosa, almeno fino
a quando i volumi si alzano e risvegliano l'ascoltatore dall'ipnosi
che la calma e il testo ermetico della canzone creavano. The
poser è una delle canzoni che più rimangono in
testa, la voce è impreziosita da alcuni effetti, gli
strumenti suonano tutti all'unisono, l'affiatamento delle linee
melodiche è davvero coinvolgente, fino al momento in
cui l'entropia della canzone aumenta, con un assolo con wha-wha
e flanger che la fanno da padroni, tanto da creare virtualmente
un muro con il loro suono torbido.
A seguire un altra canzone assolutamente piacevole da ascoltare,
Hollywood holocaust, dove l'intrecciarsi di chitarra e basso
all'inizio sembra giocoso, poi la canzone si evolve in modo
più complicato, con dei ritorni al motivo iniziale, e
un ritmo vivace, che si amalgama alla voce, nettamente vitale
e coinvolta ,che tende a salire in alto.
Eccoci giunti alla canzone più corta dell'album, ma di
certo la più violenta a livello di testo. la voce a volta
urla con rabbia, ma per lo più è calma e gli strumenti
creano un adeguato contorno.
Hot wheels, una delle canzoni che più mi sono rimaste
impresse. La voce, al solito è calma, tende a cullare
l'ascoltatore con dolcezza, attraverso i muri di chitarra distorta
che dapprima spezzano le voci, ma che poi diventano per qualche
tempo il motivo trascinante della canzone, fino a che le voci
riprendono il loro posto in mezzo alla distorsione, una con
la solita dolcezza, l'altra, quella femminile, con energia.
Diagonal 461, Barcelona. Credo che ricorderò questo pezzo
per molto tempo. è una piccola opera d'arte. trombe,
suoni elettronici e chitarre si fondono in modo perfetto, creando
qualcosa di magico, sembra quasi di stare in un posto ben determinato,
dove ogni suono è qualcosa di ben definito, ma che comunque
sfugge all'ascoltatore. L'atmosfera che crea questa canzone
è tanto insolita quanto bella. La chitarra in sottofondo
è l'elemento che trasporta, ogni altro suono è
un dettaglio che impreziosisce e rende unico questo brano. Il
basso dapprima introduce la canzone poi, sparisce inghiottito
da questa moltitudine di strumenti e riappare solo in seguito,
quando, sostituendo la chitarra, svanisce lentamente, accompagnato
dalla tromba fino al termine della canzone con il testo più
oscuro dell'album.
La dolce e suadente Buttefly oil, tramette un senso di tranquillità,
fino all'entrata in campo di una chitarra persistente che vivacizza
il clima rilassato di poco prima, rendendolo mobile, dinamico,
tanto da rendere quasi l'idea di un baco che si trasforma in
farfalla e vola. Il testo ripete molte volte un messaggio semplice
"voglio essere e non mostrare", che ben si sposa all'intero
disco. perché il disco è questo: sostanza, musica
che avvolge e permea l'ascoltatore che vi si ritrova immerso,
completamente.
Escape to interzone è un brano atipico per questo album,
il testo è infatti di un brano del 1984, "How does
it feel" di Pete Kember (Spacemen 3). la musica è
molto dolce e culla lentamente fino alla distorsione finale,
decorata dalla voce femminile che legge, lentamente e con dolcezza
il testo della canzone.
My Own night comincia con il classico effetto "disco incantato",
è un brano che raccorda perfettamente "Escape to
interzone" e "In my favourite room" perché
sebbene energico e orecchiabile, è comunque un brano
lineare, composto, che non crea uno stacco troppo violento dalla
canzone precendete e prepara l'ascoltatore alla distorsione
più veemente del brano successivo.
In my favourite room è un sanissimo rock energico, martellante,
ricorrente, che nel suo testo fa un leggero auto-riferimento
al demo tape "clark nova 1954" del '96, la chitarra
ultra distorta fa venire voglia di darsi al più scatenato
head banging, ma la voce con la sua linearità fa contenere
la voglia, spingendo a muovere soltanto il capo, almeno nei
primi 3 minuti perché poi, si è talmente coinvolti
da volersi scatenare senza freni. Questa canzone cattura veramente,
e il persistere e l'amalgamarsi delle chitarre distorte è
assolutamente liberatorio.
la title track, So young, è una canzone a 4 voci il cui
testo è brevissimo ma persiste durante tutta la canzone
di ben sette minuti. la musica scorre e le voci si aggiungono
ad essa, spesso si sovrappongono, dando una idea di vita che
si intreccia all'interno della musica, in una sorta di rilassante
dimensione fiabesca.
So
young, al pari di molte canzoni dell'album sarebbe perfetta
come colonna sonora di un film, di una giornata, o persino
di una vita, con il suo alternarsi di calma e distorsione,
di musica forte e voce calma e rilassata, di sogni allucinati
in cui Topolino è un agente dell' FBI e di momenti
dolci in cui la voce recita "ho asciugato le lacrime
dai suoi occhi". Esulando dalla parte prettamente musicale,
è notevole anche il lavoro delle grafiche, il dualismo
della ragazza in copertina, e i chiari riferimenti alle canzoni
tramite le immagini del booklet. Anche nel booklet si respire
una atmosfera che rispecchia fedelmente quella misteriosa,
emozionale e ipnotica dell'album.
Questo
album è assolutamente pregevole. Ben realizzato, registrato,
raccordato, 'disegnato', e soprattutto cantato e suonato con
competenza e passione. ed è questo che fa la differenza.
|
Diego
Ghidotti Indiezone www.indiezone.it |
Toh chi si rivede! I Clark Nova!
La vecchia guardia varesotta, eterna incompiuta, finalmente
sugli scudi grazie a Ghost Records e Tube Records, storiche
label della provincia di Varese, che hanno permesso il meritato
album desordio ad una band che di esordiente ha ben poco.
Infatti dopo anni di attesa arriva latteso album dei Clark
Nova, So Young, ad una distanza quasi incolmabile dal bellEP
The Poser, da cui vengono riprese, riviste e corrette
(ma non stravolte) molte tappe di questo disco.
So Young, perché non sei arrivato prima?
Chitarre acide, a volte linee psichedeliche, atmosfere sempre
pronte ad esplodere mescolate a momenti decisamente più
introspettivi e armonici.
Sono perle ormai storiche per chi ha seguito i Clark Nova dai
loro esordi le tracce The Poser, o la bellissima
Butterfly oil, che nonostante la riproposizione
ci permette un salto nel passato non indifferente! Un climax
emozionale ben sostenuto da una chitarra nervosa e da una voce
a volte sussurrata, a volte liberatrice!
Altro ottimo esempio delle capacità dei Clark Nova è
liniziale Mickey Mouse was a FBI agent, una
canzone che sprigiona tensione ed alta carica emotiva, che si
conferma ad alti livelli nella successiva By the flame.
So Young è il perfetto matrimonio tra sonorità
acide e psichedeliche, il tutto a suo agio in un bel disco,
onesto e ben suonato, capace di farsi riascoltare dopo i primi,
decisivi, ascolti. |
Marco
Delsoldato Kronic www.kronic.it |
Acidità
visionaria. Dieci
anni di attività, svariate esperienze e, finalmente,
latteso esordio ufficiale. Forse con un pizzico di ritardo
rispetto alle previsioni, di certo con una consapevolezza che,
vista la materia trattata, negli anni passati poteva nascondersi
dietro un approccio derivativo tanto involontario quanto vicino
al limbo dellattraente ma ingenuo.Siamo dalle parte di
Spacemen 3 e Jesus And Mary Chain, con spruzzate alla Jonathan
Donahue pre The Secret Migration e ricercato caos
armonico a farla da padrone. Quello dei Clark Nova è
un viaggio destinato a terminare in una fascinosa overdose di
acidi graffianti ed urticanti, spigolosi nellapproccio
e concreti nella forma melodica. Senza alcuna titubanza nel
volersi sporcare alzando limpatto viscerale del substrato
psichedelico, immaginando un universo a parte, dove semplicità
e freschezza non rinnegano derive strumentali in cui laspetto
cerebrale diventa fisico proprio grazie ad unintensità
avvolgente ed, in potenza, persino cinematica. Dotato di discrete
abilità persuasive, So Young è un
album pronto a farsi apprezzare da chi, gli ambienti acid fuzz,
non ha mai smesso di volerli frequentare.
(16/2/06) |
Stefano
Solventi Mucchio Selvaggio n. 570, marzo 2004 |
Due
chitarre acide e toste, drumming pressante, basso ipercinetico
(dalle evidenti perdizioni black) Improvvise scorribande sixties
diventano Birthday Party, trasfigurano Killing Joke, stridono
Gun Club, crepitano Jesus and Mary Chain, aspirano alla cosmogonia
viscerale di certi spacemen 3. In più, stranianti diapositive
b-movie e un gorgogliare indecifrabile di flussi e riflussi
che potrebbero essere kraut o spy o soul o acid-blues, oppure
tutte queste cose e nessuna. Insomma tanto vale prendere e farsi
prendere senza porsi il problema, che è quanto di meglio
possa capitare a un concerto rock, no?
(Stefano Solventi, Mucchio Selvaggio n. 570, marzo 2004) |
Samanta
Milton www.sentireascoltare.com |
M.E.I.
Faenza, 11 2003 Alle porte del primo disco dei Clark Nova, gruppo
di Varese conosciuto per caso al M.E.I. di Faenza (novembre
2003), mi trovo fra le mani una lunga demo e l'esperienza di
un concerto sorprendente.
Cinque pezzi colmi di sensazioni vorticanti per una mezz'ora
scarsa di melodie ingenue ma acide, a tratti semi-acustiche
e a tratti graffianti, di forte impatto emotivo. Chitarre ora
aggressive ora gentili per un acid-rock psichedelico con tendenze
melodiche. Batteria pressante. Basso semplice e sincero. Ogni
pezzo si presenta in tutta la sua freschezza, senza nascondere
niente all'orecchio, sorpreso dalla naturalezza con cui si lasciano
gustare e apprezzare, senza pretese di alcun genere. Finali
dilatati fino all'inverosimile. Metallicità alla Spacemen
Three. Tratti elettro-acustici inglesi. Ed energia, un'energia
impressionante.
The Poser. Si parte con una chitarra sommessa, che poi lascia
spazio a semplici accordi e incessante charleston, cornice per
una voce calda e morbida. Comincia l'ascesa. La morbidezza lascia
a tratti il posto a sommesse e straniate grida lontane. E la
velocità comincia la sua scalata, aumenta il ritmo e
crescono le emozioni. Fino a chiudersi con uno spegnersi improvviso
al limite della rottura. Un secondo di pausa ed eccola di nuovo,
in tutta la sua semplicità e armonia. Hollywood Holocaust
non dimentica ciò che è appena passato, piuttosto
sospinge ad ampliare l'orizzonte dei suoni per coinvolgere sempre
più. E poi l'apice, Butterfly Oil. Voce dolce. Chitarra
da brivido sostenuta da un armonico moog per un volo faticoso
verso un picco orgasmico, climax ascendente che trascina in
mondi empirici che circondano e catturano, lacerando una parte
labile in fondo all'abitacolo della sensibilità. E My
Own Night regge il gioco. L'adrenalina non cala. Fino ad arrivare
alla conclusione, So Young. Tutto si fa dolce, melodico, da
camera di decompressione. Almeno inizialmente. Ma inaspettatamente
aumenta sia in velocità che ritmo. Poi, l'epilogo. Lamenti
e voci sovrapposte, sussurri, grida e canti che si intrecciano
e lasciano una sorta di amaro in bocca. Invita a lasciarsi riascoltare
ancora. E ancora. E ancora. |
Tonight.it
|
Sono
di scena in una notte pre estiva tre band del panorama indipendente
milanese, parlo in questo caso di Bartòk, Mynerva e Clark
Nova.Un giovedì all'insegna di sonorità di confine,
distorsioni soniche, un festival per assurdo del varesotto vista
la comunanza geografica delle tre band in questione.
Una serata all'insegna, come già detto, di sonorità
che spaziano da distorsioni ed ispirazioni soniche per quanto
riguarda i Clark Nova, al post grunge con notevoli influenze
noise dei Mynerva, per chiudere con il post punk new wave con
sfumature jazzistiche dei Bartòk. Entrambe le band si
esibiscono di fronte ad una discreta platea, non eccessivamente
numerosa, ma sicuramente rapita da questa serata che potremmo
definire di "nicchia", imperdibile per amanti dei
suoni acidi e distorti.
Aprono la serata i Clark Nova, cogliendo la possibilità
di presentare al pubblico milanese non solo pezzi di repertorio
"storici"per la band, ma soprattutto pezzi estratti
dal loro nuovo ep "The poser". Tengono il palco, in
un insieme di distorsioni, derive soniche che creano sensazioni
veramente interessanti con gli effetti luce propostici. Mezz'ora
di buon alternative rock, sulle orme di Sonic Youth e di ballad
alla Nico con un interessante montaggio elettronico di voci
nel finale di pezzi come "so young", tra l'altro brano
di chiusura di "The poser". |
IndieZone
|
| "
la
performance dei clark nova addiziona la dinamica violentemente
distonica dell'acid fuzz all'immagine statica e multicolore
delle diapositive sul palco, costruendo un "ipertesto"
ad alto volume da cinebrivido!" |
Andrea
Caielli La Prealpina |
| "
il
sound che caratterizza the poser dei clark nova è legato
a doppio filo agli ultimi tre decenni della storia del rock:
psichedelica, wave e noise, il tutto ovviamente reso "post",
sono i colori principali di questo originale mix: veri e propri
muri "psicotici" di chitarre seguiti da momenti di
impalpabile psichedelica, il tutto unito ad una voce sognante
e ricca di sfumature post punk" |
Paolo
Miceli Komakino Zine |
| "Grande
essemble di strumenti, a metà tra pop aspirante al tossico
e ad intarsi psichedelici con wha-wha flangerizzato sfuggito
alla fine degli anni '60 e qualche goccia di schitarrata kill
surf city" Mickey Mouse was an FBI Agent premio Komakino
per il titolo della canzone !!! |
Indiezone |
In
una splendida cornice come quella dei Giardini Estensi di Varese
ha avuto luogo una delle manifestazioni più interessanti
per il panorama indie dell'alto milanese: il Ghost Day, non
solo la celebrazione di una etichetta, la Ghost records che
racchiude in sé un po' tutte le raealtà indie
di Varese e dintorni, ma anche quella di Midfinger.net, neonata
realtà che sul web sta ricercando talenti da mettere
sotto contratto. Si è trattato inoltre di una meravigliosa
giornata di musica assistita dal bel tempo che ha fatto confluire
nella serata circa 2000 spettatori giunti per gustarsi il variegato
palinsesto musicale offerto dal primo Ghost day, nella ovvia
speranza almeno da parte mia che a questa edizione ci sia un
seguito.
Le danze si sono aperte alle 15 con un leggero ritardo sulla
tabella di marcia, ma come tutti sanno i tempi tecnici in manifestazioni
del genere non hanno un vero e proprio senso, basta che la musica
abbia inizio e le casse comincino a vomitare sul pubblico distorsioni
e tanto tanto volume. A far questo ci hanno pensato i Cluster
che ci hanno offerto uno spettacolo più che piacevole
con influenze soniche , buona tenuta del palco con un mood del
tutto particolare; da segnalare la performance del vocalist
con una maschera carnevalesca, una sorta di depersonalizzazione
dell'individuo concentrandosi unicamente sulle note che fluivano
e si riversavano sul pubblico. Subito a seguire i ClarkNova
(vedi intervista), quintetto dell'alto milanese particolarmente
interessante. I cinque si sono lanciati in trame psichedeliche
fortemente contrassegnate dall'ascolto di Sonic Youth con una
vena '60 per nulla scontata. Live set carico quello dei ClarkNova
che hanno proposto al pubblico tutti i brani del loro ultimo
lavoro The Poser (vedi recensione) e pescando anche dal loro
repertorio. Stefano alla voce salta, si contrae, alza il pugno
al cielo in un invito per nulla telefonato alla partecipazione
del pubblico all'energia che fuoriesce dalla loro musica. Ma
i ClarkNova non sono solo noise e psichedelica distorta, sfoggiano
anche un pezzo lento interessante. |

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