Maurizio Marino www.losingtoday.it
Nonostante si tratti del loro album d’esordio, i varesini Clark Nova sono in giro dal lontano 1995. La gavetta lunga e sofferta a cavallo tra psichedelia, stoner e shoegaze ha però contribuito a “prepararli” a dovere: se non si leggesse la data 2006 sulle note di copertina quest’album potrebbe benissimo essere un qualche dimenticato disco di culto a cavallo tra seventies e eighties. Chitarre torbide e sotterranee alla Jesus & Mary Chain, paesaggi sognanti memori dei primi Mercury Rev, sinuosi drones alla Spacemen 3 (dei quali viene citata How Does It Feel?): questi i riferimenti dei cinque musicisti, che se la cavano assai bene e non sfigurerebbero affatto in mezzo a quotate band d’oltreoceano. Da segnalare, infine, l’inquietante copertina assolutamente in linea con l’immaginario caustico-horror della band.
Mtv.it Redazione www.mtv.it
Suoni nuovi, ma ricchi di esperienza, sudore e passione vecchia di 10 anni. I Clark Nova arrivano dalla provincia di Varese, la cui scena musicale, fra lago e industrie, desta sempre interesse, fra Ghost Records, Midwest, Mr Henry e via dicendo. Una cosa è chiara però: i Clark Nova poco nulla condividono con gli artisti della stessa provincia, se non un indubbio gusto sonoro che colpisce. Niente folk o indie blues, insomma, quanto un rock acido e psichedelico che fa pensare ai primi Spacesmen 3 o Jesus & Mary Chain. Nuovo e vecchio insieme, per l'appunto. Ecco perché l'ascolto integrale di "So Young" è di quelli da non lasciarsi sfuggire.
Francesco Diodati www.rockon.it
So Young” è il primo album dei Clark Nova. Impossibile ed imperdonabile trascurare quel percorso, quella storia che li vede, da ormai dieci anni, esplorare la timida penisola italiana. Inammissibile trascurare il percorso artistico dei varesini che, finalmente, esordiscono nel languido mercato discografico. Girano l’Italia, la girano tutta. All’improvviso inaspettati, dolenti, addii, piacevoli arrivi; ora i Clark Nova sono in quattro. L’idea è estremamente succosa, riportare le concettuali fondamenta psichedeliche degli Spacemen3 nel panorama italiano. Quella raggiante idea si concretizza in realtà.
Catturati e “tampinati” dalla sempre ottima Ghost Records (Ronin, One Dimensional Man, Bartòk, Saeta, Franklin Delano), i Clark Nova pubblicano dodici brani, scritti ed incisi nell’arco di quei dieci anni così attuali, così “So Young”. Si celebra l’instabilità psicofisica di Jason Pierce, la cospicua acidità di Pete Kember (la diatriba sul migliore, ne sono convinto, continuerà all’infinito), si rievocano i migliori anni dei Mercury Rev (“Yerself Is Steam” – 1991, “Boces” – 1993), le affilate, lancinanti, chitarre dilaniano i cinquantasette minuti che impastano la psichedelia made in Italy (“Mickey Mouse was a FBI agent”, “Butterfly oil”, “Hollywood holocaust”). Poi, inopinatamente, la luce si abbassa, c’è la new wave, c’è il continuo martellamento di Giovanni Toia (batteria), quelle chitarre taglienti diventano torbide. E’ la fine di un viaggio entusiasmante.
“So Young” (Ghost Records e Tube Records) è il ragguardevole esordio dei Clark Nova, l’allucinato sogno psichedelico di un gruppo che interpreta, con esemplare personalità, gli anni ’80 che, oramai, non ci lasciano più.
Andrea Ferraris www.chaindlk.com

As usual I've been mislead by the cover and I was thinking it was "the average alternative soup", shame on my! I was damn wrong. Indeed Clark Nova can be easily filed under alternative rock but their real essence lays in psychedelic rock and tip of hat for the fact they’ve been able to mix the different influences in a really discrete manner. Bright melodic rock tunes with a strong american background, the first name I will mention is Dim Star (the band that featured both Richard Hell and Thurston Moore), but also Opal, Bad Seeds when they've started getting softer, Rain Sanction or some other psychedelic acts on Sub Pop (right after its grunge days). A Tight sound and a good mix help Clark Nova to reach the right mood quite straightforwardly, I think it has a lot to do with the touch of the sound engineer and with the studio (La Sauna). As I said before that’s late Sevenies early Eighties influenced alternative-rock with a depressed flavour that will make you daydream of sun down in the canyons. A good record with some intense rock ballads like "Hot wheels", "The poser" or the title track itself, the only possible remarks are the fact with less songs it would have been more cutting and the horn section of "Diagonal 461, Barcelona" that’s not always in the mood of the rest of the songs (but that's my personal opinion). If you think Dead Meadows and Bardo Pond had "that something you missed" but they’re "too happy", well probably here's something you may appreciate.

Francesco Menghi Rocksound
Se mi chiedessero di segnalare una band in grado di lasciare il segno nell'attuale panorama rock italiano non avrei problemi a consigliare i Clark Nova. Formazione dalle enormi doti e potenzialità che, dopo svariati anni di gavetta, è arrivata al debutto con un album incredibile che sa combinare alla perfezione rock, new wave e psichedelia. Vengono in mente Sonic Youth, Joy Division, Mudhoney e tanti altri in questo "So Young", che ammalia sin dal primo istante con la morfinica "Mickey Mouse Was A FBI Agent" e prosegue con dei veri e propri mini capolavori di rock sbilenco e tossico quali la melodica "Hollywood Holocaust" e la funerea "Fancy", che ricorda le cose più riuscite degli Interpol.
L'accento inglese è perfetto e si abbina naturalmente con la proposta. Ottima anche "Diagonal 461, Barcelona" che si aggira dalle parti di un rock malinconico e sperimentale.
Un disco riuscitissimo, difficile e profondo (8/10)
Paola Andreoni Beat

Il nome non mi è nuovo... in questo "so young" così scuro e passionale, prende vita una creatura sonora, acida e ruvida che fatica a scivolare via facile senza provocare escoriazioni. E acidi non sono solo i suoni ma anche l'effetto caleidoscopico affiorante dalle chitarre che emergono dal profondo e si perdono l'una nell'altra venendo a galla. Che dirvi, i clark nova sono di altri tempi: suonano quel rock che non passa mai, che può contnuare a testimoniare che un certo immaginario fatto di sincerità "stupefacente", basso e batteria dritti che lasciano a chitarra e voce la scena e il compito di ammaliarci, non muore mai. bello davvero! Tutto! Ammaliante è però butterfly oil.

Fabrizio Galassi Rock Star
So Young è un disco che testimonia l'internazionalità della nostra musica e l'altissimo livello di produzione raggiunto. Suoni bellissimi ti avvolgono, perfetto il bilanciamento della voce, batteria ben presente e composizioni di senso compiuto. Pink Floyd e Spiritualized, ma anche Jesus & Mary Chain e psichedelia "derivata"; un disco concepito per "viaggiare" ("Mickey Mouse was an Fbi Agent"), per lasciarsi accompagnare nell'incendio di effetti. Se fosse un 33 giri il primo lato sarebbe storico, ti incolla e non scappi, poi arriva il lato B e se vuoi arrivare in fondo al viaggio hai bisogno di un caffè all'Autogrill. (4/5)
Nicola Casalino Rockerilla
Sono cinque elementi, sono italiani, ma non si direbbe. Il suono che traspare da questo disco d'esordio per Clark Nova punta dritto ai maestri della psichedelia anglosassone e assorbe il temperamento cupo della new wave e del post punk anni '80. So Young prende le mosse dal genio visionario di Syd Barrett, si immerge nelle asprezze fuzzy e nelle dissonanze allucinate di J&MC e Spacemen 3 per arrivare a citare il carattere acido e onirico di Mercury Rev. Ci si fa strada in un percorso nebuloso che alterna ipnotici turbinii elettrici (Mickey Mouse Was..."), a fluttuazioni dal sapore malsano ("By The Flames") o a progressioni più dinamiche e taglienti ("Hollywood Holocaust").
Tormento, introspezione e confusione per un album in cui la passione compensa lo spettro della citazione
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Monelle Chiti Alternatizine
Guardi la copertina e pensi che sia un cd di una cantante donna. Ma non è così. Inizi a sentire il disco e pensi che siano stranieri. Ma non è così. Loro sono i Clark Nova, ovvero... tutto quello che di scontato non è! Quintetto di Varese al loro esordio musicale, che pubblicano questo album di debutto dal titolo "So Young" per le etichette Ghost Records e Tube Records. Questo cd, uscito a Febbraio 2006, è un mix tra new wave, psichedelia e quel rock nebuloso e affascinante che colpisce al primo ascolto.
Registrato in 8 mesi tra Milano e Varese, colpisce anche per il fatto che è ben registrato e ben prodotto per essere frutto di una band emergente. Tutti gli strumenti hanno una particolare importanza e si riescono a distinguere bene tra loro (cosa che a volte nei gruppi alle prime armi non sempre succede).
I testi, in inglese, sono tutti scritti e prodotti dalla band stessa: emerge in varie canzoni il tema del perdersi (I lost my heart / I've lost myself / you lost my hands), del ritrovarsi, del sentire (I feel so good / I feel attraction), dell'urlare e dello sfogarsi con le persone che hanno causato certi sentimenti ed emozioni. Menzione anche per il tema dell'uccisione in "Fancy" (la presa di coscienza di una persona che si sente un "giocattolo" e che vuole uccidere quelle voci che la sentono chiamare groupie) e in "Diagonal 461, Barcelona" ("You kill me every day..."), brano principalmente strumentale, incentrato in
particolar modo sul suono della tromba che dà alla canzone quel sapore spagnoleggiante e ipnotico che la caratterizza.
Si continua poi con la sperimentale e psichedelica "Escape to interzone" e la trascinante e travolgente "Butterfly Oil", sicuramente uno dei pezzi migliori del disco, per non dire il migliore, dove il fantastico suono delle chitarre dà quel tocco di eleganza e magia in una canzone già di per sè con un testo molto bello ("voglio essere non apparire...").
Degne di nota anche la contraddittoria "By the flames", che parla dello star bene (I feel good, I feel good today) anche se si perde il proprio cuore e la persona che si ama, e "So Young", 7 minuti di canzone quasi tutta strumentale, che chiude l'album, andando a sfatare quel rito che vuole tutte le title tracks in apertura dei dischi. Insomma un gran bel cd fatto di canzoni cupe, affascinanti e misteriose che ricordano quel rock delicato e un pò malinconico dei Mercury Rev e degli Spacemen 3.
Complimenti quindi a questa nuova band di cui ci auguriamo di sentirne parlare anche in futuro.
Barbara Tomasino Rumore
"Un bacio prima di morire”, questo potrebbe essere il sottotitolo per il debutto della band varesina attiva almeno da 10 anni nel circuito off-off della musica indipendente. Infatti So Young ti carezza dolcemente il viso prima di spezzarti il collo con un colpo secco: brandelli di jazz esangue alla Tom Waits (Diagonal 461, Barcelona,), pose lascive da pop “d’oltremanica” (By the flames), chitarre febbrilmente psichedeliche (Mickey Mouse was an FBI agent) e voce stoner a ricordare che la giovinezza è crudele e sanguinaria (Fancy).
La title-track ti culla rassicurante in un mondo ovattato di coretti e tiepide frequenze disturbate (un parto nascosto dei migliori Jesus and Mary Chain), ma attenti a non farvi ingannare…se socchiudete beati gli occhi potreste non aprirli mai più. (3/5)
Barbara Tomasino
Gianni Candellari Onda Rock www.ondarock.it/recensioni/2006_clarknova.htm
1995-2006: dalla data di fondazione del gruppo all’album di debutto dei Clark Nova sono passati undici anni, in mezzo Ep autoprodotti, cambi e ampliamenti d‘organico e tanta gavetta dal vivo in giro per l’Italia. Ora, la co-produzione Ghost e Tube Records ha permesso di pubblicare questo "So Young" e, alla fine dell’ennesimo piacevole ascolto, viene da pensare "come ha fatto una band con tali potenzialità a essere rimasta nell’ombra per undici anni?"; in Italia, poi, perché i Clark Nova sono Stefano, Alessandro, Davide, Roberto e Giovanni, zona Varese, con nella testa e nel cuore psichedelia e new wave, Spacemen 3 e Jesus And Mary Chain.

La partenza è fulminante, "Mickey Mouse Was An FBI Agent" è un viaggio in acido fatto di chitarre ipnotiche ed effetti elettronici, irresistibile sia per la musica che per il testo; la velocità scende con la successiva "By The Flames", ballata che si trascina liquida, intercalata da esplosioni come echi di chitarre ossessive, e con "I Feel So Good Today", sei quasi già preso nel vortice.

L’album non ha un momento di cedimento, lo confermano la solidità di "The Poser", con un potente intermezzo stoner e un ritornello che entra in testa e non ne esce più, la wave solare di "Hollywood Holocaust" e la psicotica rabbia di "Fancy".

Le distorsioni che infiammano a folate la torbida e suadente "Hot Wheels" fanno da incipit a una delle tracce più particolari e belle del disco; "Diagonal 461, Barcelona" si libra e volteggia sulle ali di una tromba che si fa spagnola, jazz e dolente accompagnata da effetti e tocchi leggeri in lontananza per poi chiudere, lancinante, sull’unica strofa della canzone "you kill me everyday, me and Anne".

Ognuna delle dodici canzoni possiede una propria personalità e mille sfaccettature: "Butterfly Oil" cova sopita, cullata da una chitarra acustica e da atmosfere che si dilatano fino a trasformarsi in una cavalcata di chitarre sature e piene, mentre "Escape To Interzone" prende in prestito la "How Do You Feel" che fu degli Spacemen 3, trasformandola in psichedelia pura, tra il recitato di una voce femminile, i tocchi sapienti di una chitarra, una voce maschile distorta e svariati effetti di sintetizzatore e sampler .
Il rock desertico di "My Own Night" e lo stoner-grunge di "In My Favorite Room", anch’esse apprezzabilissime, portano alla conclusiva title track , cantilena dolce che finisce in una coda strumentale dai sapori noise .

Quando finisce il disco la voglia è di ascoltarlo di nuovo, immergersi ancora in queste dodici canzoni mai banali, suonate benissimo e che lasciano il segno; un debutto, questo dei Clark Nova, che non ha sbavature: una gemma all’interno del panorama italiano, che si spera possa ricevere le fortune che merita.

Emanuele Tamagnini Extra Music Magazine www.xtm.it
Cinque ragazzi di Varese. Una storia decennale. La stabilità ritrovata. Un esordio eccellente.
Potremmo sinteticamente fermarci qui. Lasciandovi la curiosità di correre ad ascoltare un disco perfetto. A partire dall'artwork, per passare al bellissimo booklet illustrato, il sito web sbarazzino e per niente figlio nostrano, fino - ovviamente - alle dodici tracce concluse proprio dalla title track. I Clark Nova non hanno scelto un moniker a caso. Chi ha letto (o magari visto) il Pasto Nudo di Burroughs/Cronenberg sa che proprio Clark Nova era il nome della spettrale e perversa macchina da scrivere [clangore che ritroviamo avanzare in una paranoica ed incessante "Diagonal 461, Barcelona"]. Il quintetto lombardo è figlio della psichedelia drogata di Rugby. Figlio del suono della confusione. Figlio della malinconia acida dei seminali Spaceman 3. Ma sarebbe riduttivo. Come sempre. Perchè i Clark Nova inglobano soprattutto i germi di una linea d'orizzonte che ha visto progredire Jesus & Mary Chain, Telescopes (precipitatevi sulla ristampa di "Taste"!) e più recentemente le alienazioni dreamy di Flaming Lips e Mercury Rev. Ma non basta. No. Voglio anche aggiungere il nome dei Mudhoney (eccola quella chitarra che sfugge in "In My Favourite Room"). Quelli dei primi vagiti incendiari, perchè non è un caso, che proprio gli Spaceman 3 abbiano coverizzato "When Tomorrow Hits" dei Mudhoney e che quest'ultimi abbiano ricambiato con "Revolution". Tutto torna. Sempre. Ed ecco che all'improvviso, dopo una monumentale "Butterfly Oil", si materializza "Escape To Interzone" che riporta il testo originale di "How Does It Feel?" (a firma proprio Spaceman 3, presente in "Playing With Fire" del 1989) concessa dal guru Sonic Boom (all'anagrafe Pete Kember). L'atmosfera è satura. Colma di oscurità e sarà così fino alla fine. Lancinante prova di forza. Disco (italiano) dell'anno.

(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)

Stefano Solventi SentireAscoltare www.sentireascoltare.com
Clark Nova era il nome della perversa macchina da scrivere ne Il Pasto Nudo, libro di Burroughs e film di Cronenberg. Leggere l’uno e vedere l’altro non è necessariamente propedeutico all’ascolto di questo So Young, però di certo aiuta. È l’album d’esordio per il quintetto varesino, ma la loro idea sonica rivela una straordinaria messa a punto. Trattasi di un conglomerato ad alto tasso d’acidità, cupo e incendiario, cosmico e desertico. Garage contagiato wave, corroborato da brume soul e ragli tex-dark, sparato in orbita a furia di carburante stoner e allucinazioni neo-psichedeliche. Chitarre febbrili, basso impellente, percussività aggressiva e corposa, una trama d’inquietanti perturbazioni sintetiche, il canto assottigliato, radente, teatrale. A tratti sembra di sentire i Jesus And Mary Chain più nevrastenici alle prese con smanie Syd Barrett (il burrascoso struggimento di The Poser), altrove un bailamme acido Motorpsyco tra sogni adulterati Mercury Rev (nella torrida My Own Night). Talora ricorda il glam magmatico dei R.E.M. periodo Monster assieme a dei Gun Club cyberdark (la graffiante Mickey Mouse Was A FBI Agent), talaltra certo nocivo romanticismo Sonic Youth (Fancy). E che dire di quando trasforma il testo di How Does It Feel? degli Spacemen 3 in uno straniante incubo AIR (tra le insidie elettriche e le caligini valvolari di Escape To Interzone)?

Le ossessioni dei Clark Nova (quelle musicali già citate e quelle extra, come certa fumettistica noir, l’horror deviante, la sci-fi paranoide…) raggiungono un punto di fusione che non diventa mai confusione, grazie ad una bramosia di forma, di epifania, di “accadere” davvero invidiabile. In ragione della quale i due capolavori del disco “accadono” uno dopo l’altro con spudorata disinvoltura, sbalzandoti da un ventre noise/psych stregato (quella Hot Wheels che cova agnizioni Kyuss e allarme Echo And The Bunnymen) ad un bluesone distorto trafitto da trombe davisiane, cigolii robotici, rimbombi percussivi e rifrazioni Gastr Del Sol (la forsennata Diagonal 461, Barcelona). Anche quando la temperatura cala (la liquida Butterfly Oil, la bieca By The Flame, il soffice tumulto della title track), è una falsa quiete, una tempesta nell’ombra, un agguato travestito da soul cavernoso, un rivolo che diventa emorragia. Sarà difficile confermare in futuro tanta intensità. Intanto però c’è il presente, ed è cosa buona.

Guido Rolando RockShock www.rockshock.it
Tornate a casa dopo una dura giornata di lavoro, o di ricerca dello stesso, aprite una buona birra sdraiatevi in poltrona o meglio, sul tappeto; mantenete un ambiente da penombra, accendete il lettore cd, infilateci So Young, premete play e chiudete gli occhi…
Il viaggio ha inizio, ora lasciate penetrare in voi queste tinte acide, graffianti, a volte persino urticanti ma decisamente intriganti. Non siete a Seattle, neppure oltre la Manica, siete nel vostro tinello.
So Young vi sforna una dopo l’altra 12 tracce imbevute di accenti new wave sporcati dalla psichedelia più acida e potente. 12 pennellate tossiche, 12 fitte al petto, 12 brani che si gettano l’uno dentro l’altro dando vita a un crescendo emotivo dal quale è impossibile districarsi.
Forse per i volumi smodati, forse per le rasoiate di torbide chitarre che lasciano anche spazi ad accordi semi-acustici, forse per i suoni avvelenati; o forse per le melodie semplici ma schiette che portano dentro il fascino di una freschezza irriverente.
Insomma è difficile capirne la ragione principale, tuttavia So Young è un album che centra l’obiettivo di sconfiggere un piattume melodico troppo spesso riproposto nelle ultime tendenze musicali.
Toni metallici alla Spacemen 3 confusi da tratti elettro-acustici britannici. Ascoltando The Poser ecco che spunta una chitarra sottomessa che offre spazio a semplici accordi e colpi di charleston incessanti verso una potenza che quando sembra rompersi, magicamente chiude.
Hollywood Holocaust continua a pestare duro ampliando le sensazioni, allargando i suoi a dismisura; e poi Butterfly Oil con la sua calda, dolce voce accompagnata da una chitarra che mette i brividi e da un moog che coinvolge per la sua armonia.
Fino alla conclusiva Sp young che nasce quasi melodica e pian piano si trasforma in energia e rapidità per condurre all’epilogo inaspettato tra canti, gemiti, lamenti, sussurri, urla. Un finale che non disdegna e non nasconde un’anima dark, di quelle volutamente amare.
E tutto questo soltanto al primo ascolto… e negli altri le emozioni aumentano, altri segreti si svelano a poco a poco e invitano a continuare il viaggio, a riascoltare un’altra volta questo piccolo capolavoro che vuole risalire la corrente di un panorama discografico decadente.
Alessandro Besselva Averame Il Mucchio Selvaggio
Ha una attitudine narcotica e lievemente febbricitante che ricorda i primi Flaming Lips questo album di debutto dei varesini Clark Nova, gruppo attivo con vari mutamenti di organico e di direzione musicale da una decina di anni, stabilizzatosi infine a quintetto cinque anni fa. Attitudine evidente in pezzi come “Mickey Mouse Was An FBI Agent” (una menzione particolare al suggestivo titolo cospirazionista), dove le chitarre si inseguono e la voce si sdoppia e si deforma, sullo sfondo una sezione ritmica pulsante e una serie di disturbi elettronici non identificati, e, su un versante più pop, l’efficacissima “The Poser”, che pare chiamare in causa i Placebo – ma è una semplice suggestione – per poi sporcarli di incrostazioni psichedeliche e chitarre disordinatamente fragorose, pronte a esplodere in mulinelli di distorsione ed effettistica assortita. La voglia di sperimentare non manca, a volte ci pare – ma è la primissima impressione – un po’ approssimativa ma è proprio questo suo essere approssimativa e instabile a renderla adatta ad intaccare il tessuto melodico dei pezzi, un contrasto che dà ottimi risultati, in particolare nella distorta e quasi bandistica “Diagonal 461, Barcelona”, impreziosita dall’intervento destabilizzante di una tromba. Se proprio volessimo trovare un difetto in questo disco dovremmo parlare di una certa uniformità nelle melodie, ma è una osservazione che passa decisamente in secondo piano rispetto all’efficacissimo linguaggio psichedelico dispiegato
Paolo Gresta Muz
Quello del viaggio è un tema che sta particolarmente a cuore ai Clark Nova, band italianissima di Varese qui all'esordio discografico. Le tracce del loro "so young", effettivamente, ti capultano lontano, non concedono soste e aprono davanti agli occhi paesaggi desertici che rimandano ai Jesus and Mary Chain, gruppo a cui, tra l'altro, dichiarano di ispirarsi. Ma qui c'è una vena sottile che arriva ai Pearl Jam più melodici di "Binatural". E un gusto altrettanto velato per il pop melodico (The Poser) che indossa vesti stoner (Hollywood Holocaust, Fancy) con estrema disinvoltura. E quando credi di aver inquadrato il gruppo, ecco che arriva una canzone come Diagonal 461, Barcelona che si immerge in atmosfere jazz, decadenti e dissonanti che aprono un varco nuovo laddove prima non esisteva. E poi ballate oniriche e surreali (Butterfly Oil) e richiami più o meno voluti al grunge degli Alice In Chains (In My Favourite Room). Band affascinante, insomma, da non lasciarsi sfuggire dal vivo.
Piergiorgio Pardo Blow Up
Nuova uscita della benemerita indie label varesina Ghost che, in joint venture con la Tube Records, licenzia questa incursione tutta italiana negli impervi terreni del rock psichedelico, riletto però con vigore e personalità sufficientemente originali e con sensibilità attualizzante, in un debutto ben centrato, che si lascia apprezzare per l'energia e la coerenza stilistica. In almeno tre momenti il repertorio cresce poi di statura: il compatto e surreale incipit di Mickey Mouse Was A FBI Agent, il nerbo tra asperità e sogno di The Poser e il picco Diagonal 461, Barcelona che, con l'efficace uso della tromba e le contaminazioni jazzistiche al perfetto crocevia fra Thee Hynotics e King Crimson altezza Lark's Tongues In Aspic, apre ulteriri strade d'evoluzione ad un gruppo dalle interessanti potenzialità. Da ascoltare (7).

Catoblepa Ondalternativa www.ondalternativa.it

E' curioso quanto questo album possa colpire. Davvero insolito. Una persona pensa di trovarsi davanti un cd d'esordio di un genere tutto sommato "di nicchia" cantato in inglese da una gruppo italiano e pensa che, tutt'al più sarà, ben che vada, "ascoltabile". e invece no. Questo album è più che ascoltabile. è molto più che buono. E' assolutamente pregevole.Già alla prima canzone si rimane sorpresi dal titolo insolito "Mickey Mouse was an FBI agent, nel quale una voce racconta di un incubo con protagonista l'eroe dai guanti gialli. La canzone è molto ritmata, mentre la voce segue il ritmo senza mai fondervisi.
Una pecularità di questo album sono gli originali inizi di alcune canzoni, che fungono da stacco, netto tra il silenzio e l'organico che segue. nel secondo bravo, ad esempio si comincia con una nota che pian piano si dissipa nel suo stesso eco. il pezzo in questione è "By the flames", nel quale la voce è dolce e semplice come tutti gli altri strumenti, pochi effetti, a generare una ballata nebulosa, almeno fino a quando i volumi si alzano e risvegliano l'ascoltatore dall'ipnosi che la calma e il testo ermetico della canzone creavano. The poser è una delle canzoni che più rimangono in testa, la voce è impreziosita da alcuni effetti, gli strumenti suonano tutti all'unisono, l'affiatamento delle linee melodiche è davvero coinvolgente, fino al momento in cui l'entropia della canzone aumenta, con un assolo con wha-wha e flanger che la fanno da padroni, tanto da creare virtualmente un muro con il loro suono torbido.
A seguire un altra canzone assolutamente piacevole da ascoltare, Hollywood holocaust, dove l'intrecciarsi di chitarra e basso all'inizio sembra giocoso, poi la canzone si evolve in modo più complicato, con dei ritorni al motivo iniziale, e un ritmo vivace, che si amalgama alla voce, nettamente vitale e coinvolta ,che tende a salire in alto.
Eccoci giunti alla canzone più corta dell'album, ma di certo la più violenta a livello di testo. la voce a volta urla con rabbia, ma per lo più è calma e gli strumenti creano un adeguato contorno.
Hot wheels, una delle canzoni che più mi sono rimaste impresse. La voce, al solito è calma, tende a cullare l'ascoltatore con dolcezza, attraverso i muri di chitarra distorta che dapprima spezzano le voci, ma che poi diventano per qualche tempo il motivo trascinante della canzone, fino a che le voci riprendono il loro posto in mezzo alla distorsione, una con la solita dolcezza, l'altra, quella femminile, con energia.
Diagonal 461, Barcelona. Credo che ricorderò questo pezzo per molto tempo. è una piccola opera d'arte. trombe, suoni elettronici e chitarre si fondono in modo perfetto, creando qualcosa di magico, sembra quasi di stare in un posto ben determinato, dove ogni suono è qualcosa di ben definito, ma che comunque sfugge all'ascoltatore. L'atmosfera che crea questa canzone è tanto insolita quanto bella. La chitarra in sottofondo è l'elemento che trasporta, ogni altro suono è un dettaglio che impreziosisce e rende unico questo brano. Il basso dapprima introduce la canzone poi, sparisce inghiottito da questa moltitudine di strumenti e riappare solo in seguito, quando, sostituendo la chitarra, svanisce lentamente, accompagnato dalla tromba fino al termine della canzone con il testo più oscuro dell'album.
La dolce e suadente Buttefly oil, tramette un senso di tranquillità, fino all'entrata in campo di una chitarra persistente che vivacizza il clima rilassato di poco prima, rendendolo mobile, dinamico, tanto da rendere quasi l'idea di un baco che si trasforma in farfalla e vola. Il testo ripete molte volte un messaggio semplice "voglio essere e non mostrare", che ben si sposa all'intero disco. perché il disco è questo: sostanza, musica che avvolge e permea l'ascoltatore che vi si ritrova immerso, completamente.
Escape to interzone è un brano atipico per questo album, il testo è infatti di un brano del 1984, "How does it feel" di Pete Kember (Spacemen 3). la musica è molto dolce e culla lentamente fino alla distorsione finale, decorata dalla voce femminile che legge, lentamente e con dolcezza il testo della canzone.
My Own night comincia con il classico effetto "disco incantato", è un brano che raccorda perfettamente "Escape to interzone" e "In my favourite room" perché sebbene energico e orecchiabile, è comunque un brano lineare, composto, che non crea uno stacco troppo violento dalla canzone precendete e prepara l'ascoltatore alla distorsione più veemente del brano successivo.
In my favourite room è un sanissimo rock energico, martellante, ricorrente, che nel suo testo fa un leggero auto-riferimento al demo tape "clark nova 1954" del '96, la chitarra ultra distorta fa venire voglia di darsi al più scatenato head banging, ma la voce con la sua linearità fa contenere la voglia, spingendo a muovere soltanto il capo, almeno nei primi 3 minuti perché poi, si è talmente coinvolti da volersi scatenare senza freni. Questa canzone cattura veramente, e il persistere e l'amalgamarsi delle chitarre distorte è assolutamente liberatorio.
la title track, So young, è una canzone a 4 voci il cui testo è brevissimo ma persiste durante tutta la canzone di ben sette minuti. la musica scorre e le voci si aggiungono ad essa, spesso si sovrappongono, dando una idea di vita che si intreccia all'interno della musica, in una sorta di rilassante dimensione fiabesca.

So young, al pari di molte canzoni dell'album sarebbe perfetta come colonna sonora di un film, di una giornata, o persino di una vita, con il suo alternarsi di calma e distorsione, di musica forte e voce calma e rilassata, di sogni allucinati in cui Topolino è un agente dell' FBI e di momenti dolci in cui la voce recita "ho asciugato le lacrime dai suoi occhi". Esulando dalla parte prettamente musicale, è notevole anche il lavoro delle grafiche, il dualismo della ragazza in copertina, e i chiari riferimenti alle canzoni tramite le immagini del booklet. Anche nel booklet si respire una atmosfera che rispecchia fedelmente quella misteriosa, emozionale e ipnotica dell'album.

Questo album è assolutamente pregevole. Ben realizzato, registrato, raccordato, 'disegnato', e soprattutto cantato e suonato con competenza e passione. ed è questo che fa la differenza.

Diego Ghidotti Indiezone www.indiezone.it
Toh chi si rivede! I Clark Nova!
La vecchia guardia varesotta, eterna incompiuta, finalmente sugli scudi grazie a Ghost Records e Tube Records, storiche label della provincia di Varese, che hanno permesso il meritato album d’esordio ad una band che di esordiente ha ben poco.
Infatti dopo anni di attesa arriva l’atteso album dei Clark Nova, So Young, ad una distanza quasi incolmabile dal bell’EP “The Poser”, da cui vengono riprese, riviste e corrette (ma non stravolte) molte tappe di questo disco.
So Young, perché non sei arrivato prima?
Chitarre acide, a volte linee psichedeliche, atmosfere sempre pronte ad esplodere mescolate a momenti decisamente più introspettivi e armonici.
Sono perle ormai storiche per chi ha seguito i Clark Nova dai loro esordi le tracce “The Poser”, o la bellissima “Butterfly oil”, che nonostante la riproposizione ci permette un salto nel passato non indifferente! Un climax emozionale ben sostenuto da una chitarra nervosa e da una voce a volte sussurrata, a volte liberatrice!
Altro ottimo esempio delle capacità dei Clark Nova è l’iniziale “Mickey Mouse was a FBI agent”, una canzone che sprigiona tensione ed alta carica emotiva, che si conferma ad alti livelli nella successiva “By the flame”.
So Young è il perfetto matrimonio tra sonorità acide e psichedeliche, il tutto a suo agio in un bel disco, onesto e ben suonato, capace di farsi riascoltare dopo i primi, decisivi, ascolti.
Marco Delsoldato Kronic www.kronic.it
Acidità visionaria. Dieci anni di attività, svariate esperienze e, finalmente, l’atteso esordio ufficiale. Forse con un pizzico di ritardo rispetto alle previsioni, di certo con una consapevolezza che, vista la materia trattata, negli anni passati poteva nascondersi dietro un approccio derivativo tanto involontario quanto vicino al limbo dell’attraente ma ingenuo.Siamo dalle parte di Spacemen 3 e Jesus And Mary Chain, con spruzzate alla Jonathan Donahue pre “The Secret Migration” e ricercato caos armonico a farla da padrone. Quello dei Clark Nova è un viaggio destinato a terminare in una fascinosa overdose di acidi graffianti ed urticanti, spigolosi nell’approccio e concreti nella forma melodica. Senza alcuna titubanza nel volersi sporcare alzando l’impatto viscerale del substrato psichedelico, immaginando un universo a parte, dove semplicità e freschezza non rinnegano derive strumentali in cui l’aspetto cerebrale diventa fisico proprio grazie ad un’intensità avvolgente ed, in potenza, persino cinematica. Dotato di discrete abilità persuasive, “So Young” è un album pronto a farsi apprezzare da chi, gli ambienti acid fuzz, non ha mai smesso di volerli frequentare.
(16/2/06)
Stefano Solventi Mucchio Selvaggio n. 570, marzo 2004
Due chitarre acide e toste, drumming pressante, basso ipercinetico (dalle evidenti perdizioni black) Improvvise scorribande sixties diventano Birthday Party, trasfigurano Killing Joke, stridono Gun Club, crepitano Jesus and Mary Chain, aspirano alla cosmogonia viscerale di certi spacemen 3. In più, stranianti diapositive b-movie e un gorgogliare indecifrabile di flussi e riflussi che potrebbero essere kraut o spy o soul o acid-blues, oppure tutte queste cose e nessuna. Insomma tanto vale prendere e farsi prendere senza porsi il problema, che è quanto di meglio possa capitare a un concerto rock, no?
(Stefano Solventi, Mucchio Selvaggio n. 570, marzo 2004)
Samanta Milton www.sentireascoltare.com
M.E.I. Faenza, 11 2003 Alle porte del primo disco dei Clark Nova, gruppo di Varese conosciuto per caso al M.E.I. di Faenza (novembre 2003), mi trovo fra le mani una lunga demo e l'esperienza di un concerto sorprendente.
Cinque pezzi colmi di sensazioni vorticanti per una mezz'ora scarsa di melodie ingenue ma acide, a tratti semi-acustiche e a tratti graffianti, di forte impatto emotivo. Chitarre ora aggressive ora gentili per un acid-rock psichedelico con tendenze melodiche. Batteria pressante. Basso semplice e sincero. Ogni pezzo si presenta in tutta la sua freschezza, senza nascondere niente all'orecchio, sorpreso dalla naturalezza con cui si lasciano gustare e apprezzare, senza pretese di alcun genere. Finali dilatati fino all'inverosimile. Metallicità alla Spacemen Three. Tratti elettro-acustici inglesi. Ed energia, un'energia impressionante.
The Poser. Si parte con una chitarra sommessa, che poi lascia spazio a semplici accordi e incessante charleston, cornice per una voce calda e morbida. Comincia l'ascesa. La morbidezza lascia a tratti il posto a sommesse e straniate grida lontane. E la velocità comincia la sua scalata, aumenta il ritmo e crescono le emozioni. Fino a chiudersi con uno spegnersi improvviso al limite della rottura. Un secondo di pausa ed eccola di nuovo, in tutta la sua semplicità e armonia. Hollywood Holocaust non dimentica ciò che è appena passato, piuttosto sospinge ad ampliare l'orizzonte dei suoni per coinvolgere sempre più. E poi l'apice, Butterfly Oil. Voce dolce. Chitarra da brivido sostenuta da un armonico moog per un volo faticoso verso un picco orgasmico, climax ascendente che trascina in mondi empirici che circondano e catturano, lacerando una parte labile in fondo all'abitacolo della sensibilità. E My Own Night regge il gioco. L'adrenalina non cala. Fino ad arrivare alla conclusione, So Young. Tutto si fa dolce, melodico, da camera di decompressione. Almeno inizialmente. Ma inaspettatamente aumenta sia in velocità che ritmo. Poi, l'epilogo. Lamenti e voci sovrapposte, sussurri, grida e canti che si intrecciano e lasciano una sorta di amaro in bocca. Invita a lasciarsi riascoltare ancora. E ancora. E ancora.
Tonight.it
Sono di scena in una notte pre estiva tre band del panorama indipendente milanese, parlo in questo caso di Bartòk, Mynerva e Clark Nova.Un giovedì all'insegna di sonorità di confine, distorsioni soniche, un festival per assurdo del varesotto vista la comunanza geografica delle tre band in questione.
Una serata all'insegna, come già detto, di sonorità che spaziano da distorsioni ed ispirazioni soniche per quanto riguarda i Clark Nova, al post grunge con notevoli influenze noise dei Mynerva, per chiudere con il post punk new wave con sfumature jazzistiche dei Bartòk. Entrambe le band si esibiscono di fronte ad una discreta platea, non eccessivamente numerosa, ma sicuramente rapita da questa serata che potremmo definire di "nicchia", imperdibile per amanti dei suoni acidi e distorti.
Aprono la serata i Clark Nova, cogliendo la possibilità di presentare al pubblico milanese non solo pezzi di repertorio "storici"per la band, ma soprattutto pezzi estratti dal loro nuovo ep "The poser". Tengono il palco, in un insieme di distorsioni, derive soniche che creano sensazioni veramente interessanti con gli effetti luce propostici. Mezz'ora di buon alternative rock, sulle orme di Sonic Youth e di ballad alla Nico con un interessante montaggio elettronico di voci nel finale di pezzi come "so young", tra l'altro brano di chiusura di "The poser".
IndieZone
"…la performance dei clark nova addiziona la dinamica violentemente distonica dell'acid fuzz all'immagine statica e multicolore delle diapositive sul palco, costruendo un "ipertesto" ad alto volume da cinebrivido!"
Andrea Caielli La Prealpina
"…il sound che caratterizza the poser dei clark nova è legato a doppio filo agli ultimi tre decenni della storia del rock: psichedelica, wave e noise, il tutto ovviamente reso "post", sono i colori principali di questo originale mix: veri e propri muri "psicotici" di chitarre seguiti da momenti di impalpabile psichedelica, il tutto unito ad una voce sognante e ricca di sfumature post punk"
Paolo Miceli Komakino Zine
"Grande essemble di strumenti, a metà tra pop aspirante al tossico e ad intarsi psichedelici con wha-wha flangerizzato sfuggito alla fine degli anni '60 e qualche goccia di schitarrata kill surf city" Mickey Mouse was an FBI Agent premio Komakino per il titolo della canzone !!!
Indiezone
In una splendida cornice come quella dei Giardini Estensi di Varese ha avuto luogo una delle manifestazioni più interessanti per il panorama indie dell'alto milanese: il Ghost Day, non solo la celebrazione di una etichetta, la Ghost records che racchiude in sé un po' tutte le raealtà indie di Varese e dintorni, ma anche quella di Midfinger.net, neonata realtà che sul web sta ricercando talenti da mettere sotto contratto. Si è trattato inoltre di una meravigliosa giornata di musica assistita dal bel tempo che ha fatto confluire nella serata circa 2000 spettatori giunti per gustarsi il variegato palinsesto musicale offerto dal primo Ghost day, nella ovvia speranza almeno da parte mia che a questa edizione ci sia un seguito.
Le danze si sono aperte alle 15 con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, ma come tutti sanno i tempi tecnici in manifestazioni del genere non hanno un vero e proprio senso, basta che la musica abbia inizio e le casse comincino a vomitare sul pubblico distorsioni e tanto tanto volume. A far questo ci hanno pensato i Cluster che ci hanno offerto uno spettacolo più che piacevole con influenze soniche , buona tenuta del palco con un mood del tutto particolare; da segnalare la performance del vocalist con una maschera carnevalesca, una sorta di depersonalizzazione dell'individuo concentrandosi unicamente sulle note che fluivano e si riversavano sul pubblico. Subito a seguire i ClarkNova (vedi intervista), quintetto dell'alto milanese particolarmente interessante. I cinque si sono lanciati in trame psichedeliche fortemente contrassegnate dall'ascolto di Sonic Youth con una vena '60 per nulla scontata. Live set carico quello dei ClarkNova che hanno proposto al pubblico tutti i brani del loro ultimo lavoro The Poser (vedi recensione) e pescando anche dal loro repertorio. Stefano alla voce salta, si contrae, alza il pugno al cielo in un invito per nulla telefonato alla partecipazione del pubblico all'energia che fuoriesce dalla loro musica. Ma i ClarkNova non sono solo noise e psichedelica distorta, sfoggiano anche un pezzo lento interessante.